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sabato 8 agosto 2015

Ex Deposito Carburanti Aeronautica di Monte Urpinu, il Comune acquisti l’alloggio del Comandante

COMUNICATO STAMPA

Ex Deposito Carburanti Aeronautica di Monte Urpinu, il Comune acquisti l’alloggio del Comandante

La proposta di Cambiavento: creare un parco con percorsi naturalistici, attività commerciali e punti di ristoro


CAGLIARI, 8 AGOSTO 2015 – L’annuncio, da parte della Regione, di mettere in vendita una serie di beni, fra i quali l’alloggio del Comandante dell’ex deposito di carburanti dell’Aeronautica Militare di Monte Urpinu, è un fatto che non può lasciare indifferente il Comune di Cagliari.


Lo stabile, di 200 metri quadrati all’interno di un’area di 3.350 metri quadrati edificabili, si trova in una delle zone più centrali e strategiche della città. Un patrimonio che non può finire nelle mani di un privato, ma che deve essere messo a disposizione della comunità.

Noi di Cambiavento crediamo che l’alloggio del Comandante non debba essere separato dal resto del deposito. Si tratta di un’enorme area (138.000 metri quadrati) immersa nel verde, nella quale sono presenti diversi edifici: gli uffici, le camerate, gli alloggi dei militari, un deposito, la mensa e una piccola cappella, oltre ad un campo da calcio e un campo da tennis.

Gli edifici potrebbero essere riconvertiti, con l’intervento di privati, in attività commerciali e punti di ristoro, il tutto in un’area ricca di vegetazione, nella quale creare dei percorsi naturalistici e praticare diversi sport. Una proposta organica alla visione di Cambiavento: trasformare le nostre fortune in opportunità, lavoro e reddito. In questo caso, a beneficio di tanti, e non del solo acquirente privato.

Chiediamo quindi al Comune di Cagliari di acquistare l’alloggio del Comandante: sarebbe un primo passo per riunirlo all’ex deposito e abbattere finalmente quel “limite invalicabile” che lo preclude alla città.

#Cambiavento2016
#CA_mbia | Cambiare la città per non dover cambiar città!

giovedì 6 agosto 2015

Basta con le “occupazioni culturali” illecite, diamo un tetto a chi davvero ne ha bisogno

COMUNICATO STAMPA

Basta con le “occupazioni culturali” illecite, 
diamo un tetto a chi davvero ne ha bisogno!
Cambiavento chiede lo sgombero di Sa Domu

CAGLIARI, 6 AGOSTO 2015 – Ormai è da qualche settimana che si fanno sempre più frequenti le manifestazioni sotto il Municipio di via Roma per il diritto alla casa. Ma le condizioni di chi protesta possono essere molto diverse. In via Flumentepido c’era una scuola elementare, ora occupata da diverse famiglie, con bambini piccoli, anziani e disabili. Si tratta di una situazione molto difficile da gestire, che l’amministrazione – bisogna riconoscerlo – sta cercando di risolvere.
In via La Marmora, invece, c’è il centro sociale “Sa Domu”. L’ex scuola Manno, attualmente occupata, ospita una serie di attività autogestite. A Sa Domu si sta creando un pesantissimo precedente che siamo ancora in tempo per estirpare. Gli occupanti hanno modificato a proprio piacimento questo edificio storico, abbattendo pareti, dipingendo i muri interni ed esterni, e organizzano una continua programmazione di eventi, dannosa per tutti i piccoli operatori culturali di Cagliari.




Infatti, come può un operatore culturale reggere la concorrenza di chi non paga luce, acqua, tassa sullo stabile, tassa sui rifiuti, SIAE, ENPALS, autorizzazioni comunali per lo spettacolo, e che non si attiene alle direttive per il trattamento e la vendita di cibo, bevande e bevande alcoliche? Impossibile.
Il problema non è solo l’applicazione o meno dell’articolo 5 del Piano Casa Renzi-Lupi (il distacco delle utenze pubbliche non ufficialmente utilizzate). L’impressione è che le tante persone che hanno l’esigenza di occupare (perché materialmente non hanno un altro posto dove andare) siano spinte sempre più alla protesta da parte di persone che non hanno alcuna esigenza di occupare (ma che lo fanno per organizzare eventi).
Ricordiamo che il 5 maggio scorso il Consiglio Comunale ha votato contro lo sgombero di Sa Domu, con la motivazione che “non ci sono state notizie di reato”. Cambiavento crede che l’occupazione abusiva sia un illecito che nessuno è legittimato a compiere. Crede che consentire questo sia un pericoloso precedente e soprattutto una mancanza di rispetto per tutte quelle persone che sono in graduatoria per un alloggio e non occupano, ma aspettano.
Chiediamo che si interrompa immediatamente l’occupazione di Sa Domu, e si inizi a risolvere la VERA emergenza abitativa di Cagliari con le persone che DAVVERO vivono in estrema difficoltà per la mancanza di un posto dove stare.

CONTATTI:
Tel: 3463141735
Email: cambiavento2016@gmail.com
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Twitter e Instagram: @cambiavento2016
Blog: http://cagliaricambiavento.blogspot.it

mercoledì 5 agosto 2015

Sa Domu non è via Flumentepido

Emergenza abitativa a Cagliari.

Ormai è da qualche settimana che si fanno sempre più frequenti le manifestazioni sotto il Municipio di via Roma per il diritto alla casa. 

Qualche mese fa siamo stati in via Flumentepido e abbiamo lottato e ottenuto l'invio di autobotti soprattutto grazie al sostegno di un consigliere comunale di maggioranza che ha preferito non essere mai coinvolto direttamente (ma che ci teniamo a ringraziare). 

In via Flumentepido c'era una scuola elementare ora occupata da diverse famiglie, con bambini piccoli, anziani e disabili, e molti animali domestici. 

Si tratta di una situazione molto difficile da gestire e l'amministrazione attuale si sta muovendo il più possibile per provare a risolvere, bisogna riconoscerlo, ma il problema principale non è solo l'applicazione o meno della Renzi - Lupi (distacco delle utenze pubbliche non ufficialmente utilizzate), ma il problema riguarda anche il confronto con tutte quelle persone che sono in graduatoria per un alloggio e che non occupano ma aspettano, il problema riguarda la non legittimità da parte di NESSUNO all'occupazione, il problema riguarda la totale mancanza di risorse da parte del Comune.

L'impressione sempre più forte è che le tante persone che hanno l'esigenza di occupare (perché materialmente non hanno un altro posto dove andare) siano spinte sempre più alla protesta da parte di persone che non hanno alcuna esigenza di occupare (ma che occupano spazi pubblici per fare eventi autogestiti).

Parliamo di Sa Domu. 

Sa Domu non è via Flumentepido.

Sa Domu è la ex scuola Manno di via La Marmora attualmente occupata per attività autogestite.


A Sa Domu si sta creando un pesantissimo precedente che siamo ancora in tempo per estirpare. Una struttura storica occupata e modificata a proprio piacimento abbattendo pareti, dipingendo i muri interni ed esterni, con una programmazione di eventi continua e dannosa non solo per l'intero quartiere di Castello, ma per tutti i piccoli operatori culturali di Cagliari.

Come può un operatore culturale reggere la concorrenza di chi non paga luce, di chi non paga acqua, di chi non paga tassa sullo stabile, tassa sui rifiuti, SIAE, ENPALS, autorizzazioni comunali per lo spettacolo e che non si attiene alle direttive regionali e nazionali per il trattamento e la vendita di cibo, bevande e bevande alcoliche? Impossibile. 

E il Comune, che dovrebbe aiutare i piccoli operatori culturali che dalla mattina alla sera si fanno in quattro per poter pareggiare il bilancio delle proprie associazioni e gli operatori culturali che si fanno in otto per poter essere in attivo nel bilancio della propria azienda, cosa fa? Nulla! Anzi! Il 5 maggio il Consiglio Comunale ha votato contro lo sgombero di Sa Domu. 20 a 11 con un astenuto. Follia. Pazzia! 

Ma come, penserete, noi non siamo la capitale italiana della cultura del 2015? E il Comune uccide i propri operatori culturali? Siamo alle barzellette.

I rappresentanti del Comune, e il Sindaco per primo, devono interrompere l'occupazione di Sa Domu, in modo da poter trattare separatamente la VERA emergenza abitativa di Cagliari con le persone che VERAMENTE vivono in estrema difficoltà per la mancanza di un posto dove stare. 

E in modo da poter tendere simbolicamente non solo una mano, ma tutto un braccio, a tutti quegli operatori culturali danneggiati per mesi. 

Cominciamo a risolvere Sa Domu e successivamente pensiamo ai diversi casi degli edifici pubblici occupati. Casa per casa. Edificio per edificio. Diamo una situazione dignitosa a chi una situazione dignitosa non ha. 

martedì 4 agosto 2015

Ultimo atto al Lirico?

Il Teatro Lirico è di nuovo senza guida e senza direzione (non che guida e gestione degli ultimi anni potessero essere chiamati con tale nome). Mai nella sua storia si era arrivati a una situazione di questo genere. 

Silurata la Spocci. Un sindaco presidente che prima molla spontaneamente. Poi però il giorno dopo si scopre che la richiesta era della Procura. Poi che rimane al proprio posto senza ulteriori annunci di altruismo. 

Ma tutto questo da cosa è partito? Non vogliamo ripercorrere le vicende degli ultimi anni. Vengono i brividi solamente a pensarci. Ma vogliamo permetterci di dare un giudizio. 


Si è trattata di una gestione quantomeno discutibile della cosa pubblica accompagnata un'appropriazione indebita della parola "cultura" da parte di quella frangia politica dell'ora tocca a noi. Ve lo ricordate quello slogan? ORA TOCCA A NOI. Illusi. Siamo tutti degli illusi. Quei "noi" mica siamo TUTTI NOI. No! Sono solamente LORO. 

Adesso giriamo pagina. Vogliamo ritornare alle grandi produzioni del passato. Ai virtuosismi dei grandissimi della musica. Al prestigio dei più importanti direttori d'orchestra. 

Ci auguriamo che la situazione si ristabilisca e che alla guida di questa industria della cultura, forse la più grande della nostra bellissima isola, ci possa essere un professionista serio con un comprovato curriculum umanistico, musicale e organizzativo. 

Solamente un team con le giuste competenze potrebbe far funzionare un ente di tali dimensioni. 

#CA_mbia #cambiavento2016


lunedì 3 agosto 2015

Ex Ospedale Civile: basta con le solite “fabbriche” pubbliche mangiasoldi

COMUNICATO STAMPA

Ex Ospedale Civile: basta con le solite “fabbriche” pubbliche mangiasoldi

Affidiamolo al privato che realizzi anche la piazza e un parcheggio sotterraneo


CAGLIARI, 3 AGOSTO 2015 – Cambiavento ha letto con attenzione le dichiarazioni dell’amministrazione, che nel piano particolareggiato del centro storico si propone di realizzare un “polo della cultura della salute” nell’Ospedale San Giovanni di Dio. Sarebbe tutto molto bello e noi di Cambiavento saremmo i più forti sostenitori di questa proposta se Cagliari si trovasse nell’isola di Utopia.

Purtroppo così non è e purtroppo Cagliari ha assoluta necessità di creare lavoro, occupazione e reddito. Le amministrazioni cagliaritane hanno ignorato e continuano ad ignorare questo aspetto fondamentale.

Nel documento leggiamo termini aulici: le Grandi Fabbriche vengono definite “i luoghi potenziali dell’innovazione urbana, condensatori di creatività artistica e tecnico-scientifica, luoghi di fertilizzazione reciproca tra città e Università”. Ma in realtà, queste Grandi Fabbriche cosa produrrebbero? Nulla.

Ci piace l’idea della terrazza a gradoni. Ma riguardo all'ex Ospedale, crediamo che tutti gli spazi inutilizzati della città debbano essere recuperati e messi a disposizione dei cittadini e di chi ha idee innovative per far crescere l’economia. È invece evidente che la realizzazione di un centro culturale della salute sia esclusivamente una macchina mangia soldi che garantirebbe lo stipendio di una manciata di operatori e lo sperpero dei finanziamenti per portare avanti questo carrozzone.

Cambiavento invece propone di coinvolgere decisamente il privato, proponendogli una parte del meraviglioso immobile per realizzare un albergo, ristoranti oppure strutture attrattive. L’accordo – secondo la nostra proposta – dovrebbe obbligare il privato a realizzare la piazza antistante l’ospedale e un adeguato numero di parcheggi interrati sotto la piazza, così come ipotizzato dal piano particolareggiato.

Così non solo si utilizzano fondi privati per realizzare opere pubbliche, ma si garantirebbero stipendi per tanti giovani cagliaritani e un reale sviluppo del turismo  cittadino. Solo in questo modo sarebbe possibile utilizzare le altre parti “pubbliche” per scopi culturali, senza l’ausilio di incentivi regionali a tempo determinato.

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